Voglia di aria pulita3 maggio 2010
Zampolini smentisce Scajola
"Portai io gli assegni nel suo studio"
ROMA - Si indaga pure su una casa
del figlio di Pietro Lunardi. L'ex ministro delle Infrastrutture non nega di
conoscere Balducci: "Ma è tutto lecito". Nell'ufficio del ministro era presente
anche un funzionario della Deutsche Bank di CARLO BONINI
ROMA - Claudio Scajola rimane impiccato
alla sue parole. Già smentito da evidenze documentali (le tracce lasciate dagli
80 assegni circolari della provvista messa a disposizione dal costruttore Diego
Anemone per l'acquisto della casa di via del Fagutale 2), il ministro per lo
Sviluppo Economico dà ora delle bugiarde a Beatrice e Barbara Papa, le sorelle
che gli hanno venduto nel luglio del 2004 il "mezzanino da 180 metri quadri"
vista Colosseo ("Chi dice che sia stato a conoscenza o addirittura che sia stato
il portatore di quegli..
80 assegni il giorno del rogito, mente", intervista a
"Repubblica" 1 maggio), ma inciampa in un teste che delle due signore
conferma
la versione. È l'architetto Angelo Zampolini, la "tasca" di Diego
Anemone,
l'uomo degli assegni per 900 mila euro. Interrogato la sera del 23
aprile a
Perugia dai pubblici ministeri che gli contestano i reati di
associazione a
delinquere e riciclaggio, il professionista dichiara: "Il giorno del
rogito
portai gli 80 circolari nel luogo in cui venne firmato l'atto". Un
ufficio in
via della Mercede, a Roma, "nella disponibilità del ministero per
l'Attuazione
del Programma", nel ricordo di Beatrice Papa. Qui, lo attendono il
ministro
Scajola, le sorelle Papa, il notaio Gianluca Napoleone e "alcuni
funzionari di
banca". E di almeno uno, Beatrice Papa, ricorda il nome: Luca Trentini,
direttore di sportello della "Deutsche bank", l'istituto dove Zampolini
aveva
provveduto al cambio dei 900 mila euro contanti in assegni.
È possibile
che Scajola cominci a dare del bugiardo anche a Zampolini. Certo, è
sempre più
curioso constatare come il ministro, il giorno del rogito, non solo non
si
accorga che qualcuno sta versando 900 mila euro a suo beneficio. Ma gli
sfugga
anche la presenza nei suoi uffici di un funzionario di banca - il
direttore di
sportello della "Deutsche" - che, se fosse vero quello che il ministro
dice, lì
non dovrebbe essere, non essendo la "Deutsche" la banca con cui Scajola
aveva
acceso il mutuo per i 610 mila euro del prezzo in chiaro
dell'appartamento.
Il canovaccio della difesa abbozzata da Scajola non sembra del
resto molto diverso da quello dell'ex ministro per le Infrastrutture
Pietro
Lunardi. Nell'inchiesta sui Grandi Appalti il suo nome balla
dall'inizio. Dai
giorni in cui la "cricca", intercettata telefonicamente, si sbatteva per
risolvere una sua pendenza alla Corte dei Conti. E ora che l'indagine
torna a
occuparsi di lui (come riferito sabato, di Lunardi parla con i
magistrati di
Firenze l'ex autista di Balducci, il cittadino tunisino Laid Ben Hidri
Fathi),
l'ex ministro batte il pugno sul tavolo. Alle agenzie di stampa,
annuncia
querele a "Repubblica". Definisce "ovvia" la sua conoscenza con Angelo
Balducci
("Certo che lo frequentavo. Era uno dei miei provveditori. Ne avevo 20
sotto di
me"). E ne ribadisce l'assoluta "trasparenza". "Ho avuto indicazioni per
le mie
cose personali - aggiunge - ma tutto rientra nel lecito. Come
l'acquisto di un
appartamento da "Propaganda fide" a Roma. Ho acceso un mutuo. È vero,
Diego
Anemone ha fatto alcuni lavori in campagna da me a Parma. Interventi
specialistici che solo lui poteva fare. E che ho regolarmente pagato".
Quindi
l'affondo: "Non conosco questo autista tunisino di Balducci, ma non c'è
motivo
per mettere in mezzo la mia famiglia".
Nelle parole di Lunardi, il
riferimento alla famiglia forse non è casuale. E non solo e non tanto
perché la
figlia dell'ex ministro viene indicata dal tunisino Fathi come uno dei
"contatti" del "sistema Anemone". Ma perché è sul figlio dello stesso
Lunardi
che l'indagine di Perugia sta ora facendo accertamenti. Accade infatti
che in
quel famigerato 2004 in cui Scajola ha la fortuna di trovare 180 metri
quadri
che guardano il Colosseo a soli 610 mila euro, Lunardi junior abbia
altrettanta
fortuna nel cedere per circa 400 mila euro un appartamento a Monti
praticamente
invendibile, perché gravato da abusi. L'acquirente malaccorto,
casualmente, si
chiama Claudio Rinaldi, già numero due di Balducci alle Grandi Opere e
quindi
commissario per i Mondiali di Nuoto e il G8 della Maddalena. Interrogato
nei
giorni scorsi a Perugia, Rinaldi, indagato per corruzione e associazione
a
delinquere, ha definito quella compravendita "un possibile affare" non
rivelatosi poi tale. "Intendevo ristrutturarlo e rivenderlo. Ma per
complicate
ragioni di condoni non eseguiti, quell'immobile venne sequestrato e io
ne sono
ancora proprietario". Insomma, a guadagnarci è stato solo Lunardi jr.
Le
case, dunque, e la loro compravendita come strumento di dissimulazione
di
tangenti. In questa inchiesta appare sempre più questa una delle leve in
grado
di scoperchiare il segreto del "Sistema" di cui Anemone e Balducci
continuano ad
essere i depositari. E per averne una ennesima prova sarebbe sufficiente
leggere
l'appunto sequestrato in casa Balducci al momento dell'arresto e che lui
stesso
aveva affannosamente redatto quando aveva capito di essere perduto.
"Appartamento in via dei Cartari 11 acquistato al prezzo di 1 milione di
euro.
Risulta pagato con assegno dell'ingegner Angelo Balducci solo per 130
mila euro.
Il saldo fu corrisposto mediante assegni circolari tratti dal conto
corrente
dell'architetto Zampolini per complessivi 670 mila euro. Di 200 mila
euro a
saldo dell'operazione non c'è traccia bancaria".
(03 maggio 2010) © Riproduzione riservata
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