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Vergogne assolute

27 gennaio 2010
olocausto-come-cristo.jpgGianpiero Ricolfi ci invia questo contributo sulla shoah
Io, a riguardo del Giorno della Memoria ho la mia opinione che ho espresso scomodamente sulle pagine de Il Secolo XIX online.
Non possiamo onorare la memoria di chi, ebrei e non solo, vennero annientati dalla lucida follia crimianle nazista, se non denunciamo (e ci impegnamo a fermare) ogni giorno gli stermini in corso ai giorni nostri.
Stermini fisici,  socio-culturali, ambientali.
A riguardo, sarebbe interessante che Voi esprimeste la Vostra opinione.
Marco

Shoah dalle testimonianze dei sopravissuti Piero Terracina 
SE QUALCUNO CHE POTEVA SI FOSSE OPPOSTO, NON CI SAREBBE STATA olocausto-bambini.jpgNESSUNA DEPORTAZIONE.
(il riferiemento a Pio XII   é abbastzanza evidente n.d.r.)


In Italia gli ebrei sono presenti da circa 2300 anni. Eppure questa civiltà fu negata. Agli ebrei era vietato non solo l'avere ma anche essere."

Piero racconta: "Ero un ragazzo felice, l'ultimo di una famiglia di otto persone, protetto dall'affetto di tutti. Tre giorni prima avevo compiuto 10 anni. il 15 novembre come tutti gli altri giorni entrai in classe e mi diressi verso il mio banco ed ebbi la sensazione che i miei compagni mi osservassero in modo insolito. L'insegnante fece l'appello ma non chiamò il mio nome; soltanto alla fine mi disse che dovevo uscire e alla mia domanda: 'Perché? Cosa ho fatto?' Mi rispose : 'Perché sei ebreo.
olocausto-due-bambini.gifMi sentii smarrito, provavo rabbia e mi rendevo conto che stavo subendo una terribile ingiustizia. Ero stato educato all' amore per lo studio e mia madre non tralasciava occasione per ricordarmi che riuscire nello studio era il mezzo per riuscire nella vita e pensai subito alle sue parole. Andai con il pensiero al mio futuro e mi vedevo costretto a dover svolgere i lavori più umili per vivere. E poi gli amici. Erano tutti lì in quella classe. Avrei potutoolocausto-corpi.gif averli ancora come amici? No, non fu possibile. Non è mai arrivata una telefonata di un genitore per avere notizie. Tutti spariti. Ci sarà pure stato qualcuno che non era fascista, eppure nessuno ha mai mostrato indignazione per quello che stava accadendo ma neppure solidarietà. Evidentemente era una cosa che non riguardava la gente,ma riguardava gli altri e gli altri eravamo noi Ebrei.

Passai subito alla...
scuola ebraica che era stata organizzata in tutta fretta per accogliere quel gran numero di ragazzi cacciati dalle scuole di ogni ordine e grado (anche non governativa, recitava la legge). Non fu certo difficile formare un corpo insegnante molto valido per il fatto che tutti i docenti ebrei dalle elementari all'università avevano dovuto abbandonare anch'essi la scuole pubbliche e si erano improvvisamente trovati senza lavoro.   

Il primo anno, in quinta elementare, fu un anno di transizione. Molti disagi anche per la mancanza di spazi adeguati. Nacquero però subito tra i correligionari, che in precedenza non avevo mai frequentato tranne i miei cugini, delle nuove amicizie e alcune delle mie amicizie di oggi sono ancora quelle nate allora. Poi l'anno successivo le medie, in quella che era certamente una scuola diversa, non solo per la capacità che gli insegnanti dimostravano nella disciplina che erano chiamati ad insegnare, ma anche per la loro qualità di educatori. Alcuni conoscevano le nostre famiglie e se lo ritenevano necessario ci seguivano anche al di fuori della scuola. Ho un ricordo molto bello dei miei insegnanti e in particolare del preside, il professor Cimino, un giovane professore non ebreo che era stato nominato dal Ministero. Entrava spesso nelle classi e ci incitava a studiare perché, diceva, voi e soltanto voi dovete e potete dimostrare che, malgrado quello che vogliono far credere non siete inferiori agli altri giovani della vostra età e queste parole erano per noi uno stimolo molto importante.

Ma quella scuola funzionò soltanto fino all'anno scolastico 1942/44. Poi con l' 8 settembre e l'occupazione tedesca ci fu il precipitare degli eventi: la fuga dalle nostre case braccati dai fascisti, la consegna, me e i miei familiari insieme a migliaia di nostri correligionari, ai loro alleati tedeschi per essere portati a morire per gas nei lager dell'est e per essere dati alle fiamme nei forni crematori. Fummo traditi per 5000 lire a persona da un ragazzo fascista che tra l'altro corteggiava mia sorella. 8 persone totale 40.000 lire. A quei tempi era una bella cifra. Vennero  7 SS in pieno assetto di guerra, urlando cose incomprensibili. Eravamo tutti insieme per festeggiare la pasqua ebraica.     Il caso Danimarca dimostra che tutti potevano La resistenza civile in Danimarca: il salvataggio degli ebrei danesi.

L'anno 1943 fu teatro del salvataggio più spettacolare della guerra: quello degli ebrei di Danimarca. Fin dall'occupazione del Paese nell'aprile 1940, il governo danese, che s'era impegnato nella collaborazione di Stato con Berlino, si era fatto garante dell'integrità della comunità ebraica. Tutto ciò non era una prova di pro-semitismo: l'attitudine governativa era piuttosto fondata su una posizione politica di principio. Prendersela con gli ebrei equivaleva ad una lesione di un elemento fondamentale della costituzione danese: quello dell'uguaglianza di diritti fra cittadini. Il re Cristiano X dava prova della stessa fermezza e minacciava di portare la stella gialla, qualora Berlino volesse imporla agli ebrei. E siccome la Germania ci teneva al mantenimento del governo danese, il progetto della loro deportazione fu respinto più volte. Ma la crisi dell'agosto 1943, che segnò la fine della collaborazione dello stato danese, per via delle dimissioni del governo, riportò la questione all'ordine del giorno. Infatti il Paese passò sotto il diretto controllo dell'occupante e poco dopo Berlino attuò il piano di arresto degli ebrei, senza poter tuttavia contare sulla collaborazione della polizia danese. Ma ci fu una fuga di notizie: tre giorni prima che l'azione si scatenasse, com'era previsto, nella notte del primo ottobre, un funzionario dell'ambasciata tedesca, Georges Ferdinand Duckwitz, preavvisò i responsabili della Resistenza danese. Il progetto di rastrellamento fu comunicato ai dirigenti della comunità ebraica ed a parecchi fra i massimi responsabili dello Stato danese. All'indomani, 29 settembre vigilia dello "Yom Kippur", il rabbino della sinagoga di Copenhagen preavvisò i partecipanti alla funzione del mattino. La notizia circolò molto in fretta, passando parola ed utilizzando i canali informativi propri della Resistenza o di numerose associazioni. Le recenti dimissioni del governo avevano radicalizzato gli animi e in parecchi erano disposti a "fare qualcosa"" non necessariamente per gli ebrei, ma contro i tedeschi in ogni caso.

Il mattino del 2 ottobre, il commissario del Reich, Werner Best, aveva catturato 475 persone, il 6% degli ebrei danesi. Furono deportatati a Theresienstadt, campo di transito e non di sterminio. Proteste pubbliche contro il rastrellamento non tardarono a farsi sentire: dal Primate della Chiesa danese, all'insieme dei Vescovi, dai principali partiti politici, ma anche da diverse organizzazioni sindacali, professionali, etc.

Tuttavia gli ebrei non erano ancora fuori pericolo: nascosti in Cophenagen e nei dintorni, restavano in condizioni precarie di sicurezza. S'impose perciò la loro fuoriuscita per mare verso la vicinissima Svezia, attraverso il Dund, come la soluzione migliore. In pochi giorni il salvataggio degli ebrei era diventato una questione nazionale per molti Danesi, un modo concreto per sfidare l'ordine nazista.

E così migliaia di persone di ogni ambiente si mobilitarono spontaneamente per far riuscire l'operazione. Il salvataggio prese allora il tono di un'epopea. Uno dei suoi responsabili principali, Aage Bertelsen, un insegnante, ne ha fatto un racconto particolareggiato.

Descrive come uomini e donne, senza alcuna esperienza della clandestinità s'impegnarono spontaneamente in quel servizio: come fu necessario reclutare le imbarcazioni dei pescatori ed assicurarsi che fossero pagati; come toccò vigilare sulla sicurezza degli ebrei quando essi si recavano nei loro punti d'imbarco, ecc. Le principali strade e sentieri che vi conducevano erano sorvegliati da membri della Resistenza, pronti ad aiutare coloro che si perdevano. La stessa polizia danese prese parte al salvataggio guidando la gente verso la direzione giusta.

Ingenti fondi privati furono messi a disposizione, ed anche da banche, per provvedere alle spese, poiché erano numerosi quelli che non avevano il necessario per pagarsi il viaggio. L'operazione fu un successo e fornì la prova che nell'Europa dominata dai nazisti era ancora possibile la solidarietà umana su vasta scale. Questa riuscita testimoniava che un piccolo popolo disarmato poteva spezzare la logica infernale del genocidio, quando era esente da antisemitismo