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Truffolandia..........tra Fastweb e la municipalizzata Civitas24 febbraio 2010
Erano giorni che mi preoccupavo e mi chiedevo il motivo per il quale nessuno piu' mi denuncia.
Questa lettera del signor Rocco Spatafora giunge a proposito:
se il meccanismo della truffa è così banale, mi
stupisco come mai non lo hanno scoperto prima: un po' quello che succede con
l'elusione dell'IVA da parte di Civitas:
in primo luogo venivano realizzate o individuate, scrive
il gip, una serie di società 'A', tutte con sede all'estero nell'ambito dell'Ue
e di fatto create ad hoc per le operazioni delittuose, nonché una serie di
società 'B', con sede in Italia e anch'esse di fatto create ad hoc".
2) 'A' cedeva fittiziamente a 'B' un valore pari a '100' di servizi,
di solito traffico telefonico ma non solo, senza pagare l'Iva poiché si trattava
di cessione all'interno di Stati appartenenti all'Ue (la cosiddetta cessione
'intra')
3) 'B' cedeva fittiziamente alle società 'C' - vale a dire
Fastweb e Telecom Italia Sparkle - i medesimi servizi per un valore di '100' sul
quale veniva pagata da 'C' l'Iva per il 20%, poiché si trattava di una
compravendita di servizi in Italia, con un esborso finale apparente per 'C' di
'120'.
4) 'C', infine, rivendeva ad 'A' i medesimi servizi con il
sistema 'intra' (come detto applicabile negli acquisti tra Stati Ue) al prezzo
di '100' senza il pagamento dell'Iva. In questo modo, afferma il gip, "alla fine
di un'operazione sostanzialmente neutra a fini economici perché ogni soggetto
paga ed incassa '100', 'C' (vale a dire Fastweb e Telecom Italia Sparkle) ha
apparentemente pagato '20' di Iva a 'B', che quest'ultima in ogni caso non versa
all'erario, non avendo mai incassato la relativa somma". Secondo il giudice,
dunque, "il vero scopo dell'operazione è consentire a 'C' di realizzare un
credito erariale di '20' su ciascuna operazione fittizia di pagamento di '100'.
Questo credito può essere sottratto dall'Iva che 'C' incassa dai propri clienti
per l'uso delle utenze telefoniche e che (in mancanza di credito Iva) dovrebbe
riversare all'erario". Perciò, se ad esempio Fastweb o Telecom Italia Sparkle
avevano incassi per un milione e 200mila euro, avrebbero dovuto versare 200mila
euro all'erario alla scadenza prevista dalla legge. Poiché però esponevano un
(inesistente) credito Iva pari o superiore a 200mila euro, lo detraevano da
quanto dovevano versare e ottenevano profitti superiori del 20% a quelli che
avrebbero realizzato solo con l'operazione commerciale (ad esempio 1 milione
200mila anziché 1 milione)". A questo punto, scrive il giudice, "le ingenti
somme di denaro apparentemente spese per pagare l'Iva in favore delle società
'B' (le cosiddette 'cartiere') consentivano a Fastweb e Telecom Italia Sparkle
di realizzare 'fondi neri' per enormi valori che costituivano l'oggetto primario
delle attività di riciclaggio e di investimento fittizio realizzato da altri
membri dell'associazione per delinquere".
Baciamo le mani
Rocco Spatafora
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