SkyOla ha un'idea atomica!Personaggi: il futuro boss del nucleare.
Un feudo in Liguria. Un drappello di fedelissimi in Parlamento. Fondi miliardari per le imprese.
La fitta rete di potere del ministro e le sue mire.
Dall'espresso
di oggi
PERSONAGGI
/ IL FUTURO BOSS DEL NUCLEARE
scajola ha
un'idea Atomica
di Emiliano Fittipaldi e Marco Preve
La
monnezza di Imperia è l'unica cosa che turba le sue notti. Il ministro atomico
Claudio Scajola proprio non se l'aspettava che i suoi uomini potessero
trasformarsi in epigoni di Bassolino e Iervolino. Nemmeno fossimo a Napoli o
Afragola, piuttosto che nella civilissima Riviera dei Fiori. Lo smacco, invece,
è arrivato: la Regione Liguria (di centrosinistra) ha commissariato la
Provincia imperiese governata da Forza Italia, spedendo l'ex prefetto di Genova
Giuseppe Romano a gestire l'emergenza rifiuti. Sarà una bella gatta da pelare:
il territorio della zona è piccolo e montuoso, i siti adatti a realizzare
sversatoi pubblici si contano su una mano, termovalorizzatori nessuno ne vuole
e i comuni, quasi tutti scajolizzati, soffrono della sindrome 'nimby', i
rifiuti ovunque, ma-non-a-casa-mia.
Ma esclusa la spazzatura che insozza il suo feudo elettorale, 'u Ministru', come
lo chiamano dalle sue parti, non ha preoccupazioni di sorta. Titolare dello
Sviluppo economico e collezionatore di deleghe pesanti (controlla le Attività
produttive, le Comunicazioni e il Commercio internazionale), gestisce un impero
in crescita costante, anche grazie a un sistema di potere capillare che ne fa,
insieme a Giulio Tremonti, l'uomo più influente del governo. I due ora lottano
per mettere il cappello sul nucleare che verrà: l'imperiese per ora è in pole,
mentre l'economista, azionista di riferimento dell'Enel che ha appena concluso
un accordo con la francese Edf per costruire quattro nuove centrali, sta
tentando di fermarne l'attivismo. Sarà difficile, visto che Berlusconi in
persona ha abbracciato la sua causa firmando un patto con Nicolas Sarkozy per
produrre insieme energia nucleare.
Signore assoluto del Ponente ligure, accusato di aver creato il volo
Roma-Albenga per le sue necessità di pendolare, appassionato d'auto d'epoca,
pallanuoto e fornelli (è membro dell'Accademia italiana della cucina), Scajola,
per bocca di alti dirigenti della Confindustria, "non avrà in mano il
controllo della spesa, ma è tra i più ascoltati dal Cavaliere ed è il vero
padrone della macchina di Forza Italia. Le imprese, quando vogliono qualcosa,
devono bussare alla sua porta". Il peso politico conta, ma non basta. La
leva è, come sempre, nel denaro: il ministero gestisce oltre 5 miliardi di euro
l'anno di incentivi e contributi a fondo perduto destinati all'industria
privata nazionale, e altri pacchetti destinati alle aziende di Stato.
Un'assistenza che fa rima, in tempo di crisi, con sopravvivenza.
Paradossalmente l'ex democristiano di economia non si è mai interessato
granché. Uomo di partito, inizia a occuparsi di aziende ed energia solo nel
2005, quando Berlusconi, a tre anni dalle dimissioni da ministro dell'Interno
(definì Marco Biagi, ucciso dalle Br, "un rompicoglioni" davanti a
due giornalisti), lo richiama alle Attività produttive al posto di Antonio
Marzano. Ci si trova bene, su quella poltrona, tanto che dopo la breve
parentesi Bersani la richiede indietro.
La sua rete oggi lega insieme controllori e sostenitori dell'industria nucleare
ed energetica, banchieri fedeli, imprenditori, massimi boiardi di Stato e alte
sfere ecclesiastiche. Il centro della ragnatela è, ovviamente, in Liguria.
Imperia è da cinquant'anni poco più del giardino di casa della famiglia
Scajola: il padre Ferdinando, degasperiano doc, è stato primo cittadino nel
dopoguerra, lasciando poi il testimone prima al fratello maggiore Alessandro e
poi, nel 1982, a Claudio, che da giovane si è fatto le ossa nel movimento
giovanile della Dc, nell'Inpdap, all'Ospedale Costarainera e all'Usl locale.
Qui Scajola conta su una dote elettorale enorme, e i fedelissimi forzisti che
siedono in Parlamento sono una trentina. "In ogni commissione",
spiega un importante lobbista milanese, "c'è un suo uomo. Vede tutto, non
gli sfugge nulla. Soprattutto nel campo strategico dell'energia".
Il presidente dell'Enea, il genovese Luigi Paganetto, è un suo uomo: fu proprio
Scajola nel 2005 a proporlo come commissario straordinario per la sostituzione
del Nobel Carlo Rubbia. Sotto la Lanterna ha sede la Ansaldo Nucleare,
l'azienda controllata dalla Finmeccanica. Il colosso militare ha un rapporto
stretto col ministro: solo per la nuova autoblindo a otto ruote Vbc Freccia
(concepita nei lontani anni Ottanta) lo Sviluppo economico ha già stanziato 310
milioni di euro, mentre per le fregate Fremm (le navi firmate Fincantieri sono
fatte in Liguria, così come radar, sistemi elettronici e armamenti annessi
targati Finmeccanica) Scajola ci mette la bellezza di 800 milioni di euro. Il
legame è anche personale: il big dell'imperiese ha ottimi rapporti con l'ad
Pierfrancesco Guarguaglini, mentre nel cda siede un suo vecchio amico,
Piergiorgio Alberti, 65enne di Sanremo, che da giovane militava nella stessa
corrente (dorotea) di Claudio. Nel collegio sindacale c'è Silvano Montaldo,
tesoriere regionale degli azzurri, piazzato anche al famigerato aeroporto di
Albenga e recentemente nominato dal ministro commissario straordinario della
Merloni, il gruppo di elettrodomestici.
Anche Alberti è uno che colleziona cariche nelle aziende che contano:
attualmente siede su indicazione di Mediobanca nel consiglio della Parmalat, in
passato è stato nei cda delle imprese di Marcellino Gavio e della Carige.
L'istituto, il primo della Liguria e l'ottavo in Italia, è lo snodo finanziario
dello Scajola Power: il fratello Alessandro ne è vicepresidente, Pietro
Isnardi, il consuocero con interessi nell'immobiliare e l'alimentare, fa parte
del consiglio.
"Scajola avrà un pessimo carattere e i modi del 'ganassa'", chiosa un
esponente del Pd che lo conosce bene, "ma è uno che sostiene le imprese
con i fatti, difende il sistema Paese e, contemporaneamente, i suoi interessi
politici". Se Eni ed Enel sembrano ascoltare soprattutto l'azionista di
riferimento, ossia il Tesoro di Tremonti, Fiat e Telecom hanno intuito che il
loro futuro prossimo venturo dipenderà soprattutto da re Claudio. Che prima ha
difeso le istanze di Sergio Marchionne sul bonus rottamazione (la Lega era
contraria a nuovi aiuti), poi ha iniziato a studiare il piano per lo scorporo
della rete fissa da Telecom. Un dossier delicatissimo: Mediaset sarebbe
interessata a lanciarsi nella televisione via Internet e nelle
telecomunicazioni, Scajola dirà la sua.
Altro pallino del ministro è la disciplina. Sotto la sua guida il ministero si
sta trasformando in una caserma. Sono stati cambiati 16 direttori generali, che
impareranno presto come ordine e rispetto delle gerarchie siano imperativi
categorici. Pare che Scajola in privato chiami i collaboratori "i miei
soldatini". Viste le premesse, sembra naturale che l'antica passione per
la Benemerita non abbia vacillato nemmeno nel dicembre del 1983, quando a ora
di cena i carabinieri di Milano bussarono alla porta dell'allora giovane
sindaco per accompagnarlo in galera. L'accusa era di concussione aggravata, in
un affare di mazzette (epicentro dello scandalo il casinò di Sanremo) da cui fu
poi scagionato.
Ventisei anni dopo, di nuovo ministro, Scajola ha voluto come capo dell'Ufficio
per gli affari generali un colonnello dei carabinieri. Non un militare
qualunque, ma Roberto Massi, già capo del personale al Comando generale e, fino
al 2007, comandante del reparto operativo di Roma. "Una mente",
dicono in molti. Laureato in legge, negli ultimi due anni si è occupato di
inchieste importanti come quella su Lady Asl (che ha portato all'incriminazione
di pezzi da novanta di An), Calciopoli e l'affaire Storace.
Nella squadra del ministro c'è di tutto: liguri doc, ambasciatori, ex prefetti,
imprenditori. Se Paola Girdinio, preside della facoltà di Ingegneria di Genova,
è tra gli esperti che decideranno a chi destinare i 200 milioni del programma
'Efficienza Energetica', i suoi tuttofare sono il fidato Michele Scandroglio
(fino a poco tempo fa all'Isvap e alla Carige, oggi è stato eletto alla Camera
restando vicepresidente di una società di consulenza e consigliere di imprese
per il recupero crediti) e Raffaele Lauro, senatore Pdl nominato suo
'consigliere politico'. Amico di Giuliano Tavaroli, natali a Sorrento,
folgorato in gioventù dal carisma di Antonio Gava, Lauro fu indagato e poi
prosciolto per la storia dei fondi istituzionali utilizzati dai dirigenti del Sisde,
ed è un vecchio protégé di Scajola: capo di gabinetto nel 2005, nominato nel
cda della Carige l'anno successivo, presidente della commissione Antiracket e
antiusura. Oggi siede pure nel 'board' dell'Antimafia.
L'attuale segretario particolare è invece Giuseppe Guerrera, che aspetta da due
anni l'esito di un indagine della Procura di Sanremo che lo ha indagato per
corruzione, mentre un altro uomo-chiave è Daniele Mancini, assunto come
consigliere diplomatico mentre era ambasciatore in Romania. Elegante e
influente, ottimi rapporti con le imprese venete che investono miliardi a
Timisoara e dintorni, cura tutti i contatti con il dipartimento per il
Commercio estero. "Finché il sottosegretario Urso non avrà le deleghe, le
aziende devono rivolgersi a lui", spiegano da Confindustria.
La rete del ministro non poteva prescindere dalle entrature nelle alte sfere
del Vaticano. Seguendo l'esempio del papà Ferdinando, legato al segretario di
Stato di Giovanni XXIII, Domenico Tardini, Scajola junior ha cucito rapporti
eccellenti con Crescenzio Sepe. Tanto che nel 2004 l'arcivescovo di Napoli,
quando comandava gli uffici di Propaganda Fide, chiamò la moglie Maria Teresa
Verda nel comitato scientifico che avrebbe dovuto far nascere un museo con le
opere della congregazione. I collaboratori del cardinale commisero al tempo una
gaffe da Guinness, convocando invece della professoressa a contratto, l'omonima
Donatella Scajola, teologa e biblista di fama.
Un piccolo incidente di percorso. Oggi l'eminenza preferita dal ministro è
l'arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, che ha fatto carriera diventando
presidente della Cei. L'amicizia è solida, le occasioni d'incontro non si
contano. Il patriarca qualche giorno fa gli ha consegnato personalmente il
premio San Francesco di Sales promosso dal Monastero della Visitazione. La
serata tutta abbracci e complimenti è finita però con un codazzo di ironie: il
presidente della giuria era la professoressa Verda. Nessuna omonimia stavolta.
Si tratta proprio di Maria Teresa, la moglie di re Claudio in persona. n
Piercarlo
l'alternativo
Papà
Claudio pensa al futuro con il nucleare, ma Scajola junior si occupa del
presente lanciandosi nel business delle energie alternative. Piercarlo, figlio
del ministro dello Sviluppo economico, 29 anni e una laurea in Economia a
Milano, dal novembre scorso è infatti socio al 50 per cento della Agena srl,
Azienda per la generazione di Energie Alternative con sede a Monza. Il socio di
Piercarlo è Daniele Santucci, 60 anni, che nei primi anni '90 fu vicepresidente
della Avio Nord. Santucci di energia se ne intende: fino a settembre era
vicepresidente della Simav, società di sistemi di manutenzione della galassia
Dalkia, che poi vuol dire colossi dell'energia come Edf e Veolia. L'Agena,
probabilmente, vorrà entrare nel ricchissimo business che si apre in questi
mesi. Forse per questioni di incompatibilità non potrà mirare ai 500 milioni
che saranno stanziati dal ministero dello Sviluppo da qui al 2015, ma le
alternative non mancano: la Regione Liguria, ad esempio, sta per varare un
piano eolico che moltiplicherà da dieci a 150 le enormi pale per catturare il
vento. M. P
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