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Anno 2003. Mafia & Casino' di Sanremo. Un processo ed un condannato omonimamente famoso: Gianni Giuliano!30 giugno 2009
Repubblica - 25 febbraio 1993 pagina 19 sezione: CRONACA
MILANO - Per la scalata alla gestione dei casinò di Sanremo e
di Campione anche il conte Giorgio Borletti dell' Acqua aveva stretto un patto
di mafia. A contendersi il controllo delle sale da gioco non c' era una guerra
tra un gruppo legato ai clan e uno che, invece, non godeva dell' appoggio delle
cosche. Nello scandalo esploso ormai dieci anni fa, si combattevano due fazioni
entrambe da articolo 416-bis: associazione a delinquere di stampo mafioso.
Secondo i giudici, infatti, così come era un.................
clan quello di Michele Merlo e
della sua "Sit" che, dopo aver ottenuto la gestione del casinò di Campione,
puntava su quello di Sanremo, altrettanto si poteva dire della società di
Giorgio Borletti. Lo hanno stabilito i magistrati della prima Corte d' appello
di Milano che hanno modificato la sentenza di primo grado emessa dal tribunale
il 28 luglio del ' 90. Una revisione che rappresenta una dura censura per il
gruppo del quale il conte Borletti era il capofila, quello della "Flower' s
Paradise", nel quale, peraltro, non mancavano nomi già entrati a più riprese
nelle inchieste di mafia. Due anni e mezzo fa erano usciti assolti dal processo
di primo grado Raffaello Liguori, gestore del "Covo di Nord Est", famoso night
di Santa Margherita ligure, Angelo Epaminonda "il Tebano", boss del gioco d'
azzardo e padrone delle notti milanesi nella prima metà degli Anni ' 80,
Giuseppe Bono, Giuseppe Giampalmo e Salvatore Enea, menti finanziarie del
riciclaggio dei clan al Nord; ma ieri la Corte del secondo grado li ha ritenuti
colpevoli di associazione mafiosa condannandoli a pene che vanno dai tre anni
comminati al conte Borletti e a Giampalmo ai sei toccati a Epaminonda, Liguori
ed Enea. Ancor più pesante il verdetto per Bono che si è visto aggiungere altri
otto anni di carcere ai tre già inflittigli nel maxi processo di Palermo. Un
particolare burocratico ha evitato una pesante condanna al mafioso di maggior
spicco imputato in questo processo, il boss catanese Nitto Santapaola, punto di
riferimento del clan rivale di Borletti, quello guidato da Michele Merlo. I
giudici hanno ritenuto infatti inammissibile l' appello della procura per un
difetto nella notifica. In pratica, Santapaola, assolto in primo grado, non
poteva essere considerato latitante in questo processo, ma solo irreperibile, ma
la procura generale ha seguito per la notifica la procedura per i latitanti,
visto che il capomafia siciliano è nell' elenco delle primule rosse di Cosa
nostra: un errore formale che ha evitato a Santapaola la condanna a una decina
di anni di carcere. Oltre al boss catanese la Corte ha assolto solo altri tre
dei 44 imputati: Alberto Manicardi, Angelo Bottelli e Mauro Bettarini,
infliggendo complessivamente 157 anni e sei mesi di carcere. Il lungo elenco di
condannati che vede questa volta anche Borletti e i suoi soci, ricalca poi
sostanzialmente quello della sentenza di primo grado con, al completo, il gruppo
rivale della "Flower' s Paradise" del conte. Anche per Michele Merlo e i suoi
soci l' accusa era quella di associazione mafiosa con pene che sono andate dai 3
anni e 6 mesi per lo stesso Merlo, ai 9 anni e 6 mesi per Luciano Traversa, agli
8 anni e 4 mesi di Ilario Legnaro e agli 8 anni e 6 mesi per Gaetano Corallo,
boss palermitano legato ai corleonesi e considerato, insieme a Santapaola, il
punto di riferimento più importante all' interno di Cosa nostra per la Sit, la
società che riuscì ad aggiudicarsi l' appalto dei casinò senza mai, però,
mettere le mani sulle sale da gioco grazie all' intervento della magistratura.
Ultimo, ma corposo, il capitolo che riguarda gli ex amministratori sanremesi,
ricco di clamorosi risvolti all' epoca dello scandalo. Erano undici quelli
finiti alla sbarra tra ex assessori e consiglieri comunali. Erano stati loro,
cedendo alla corruzione del clan Merlo, ad aggiudicare l' appalto del Casinò
alla Sit. Tutti si sono visti confermare la condanna di primo grado: sconto di
pena di 30 giorni per cinque di loro - Alfonso Carella, Gianfranco Cavalli,
Fulvio Ballestra, Antonio Borga e Claudio Covini, tutti condannati a 2 anni e 9
mesi - ma identiche (tra i 3 anni e 4 mesi e i 3 anni e 8 mesi) le sentenze per
gli altri sei, Stefano Accinelli, Vincenzo Ligato, Mario Tommasini,
Gianni Giuliano, Roberto Andreaggi e Osvaldo Vento, l' ex
sindaco democristiano. Una lunga lista che il presidente Ligabue ha letto in un'
aula affollata soprattutto dagli avvocati ma disertata da molti imputati, tutti
decisi, comunque, a fare ricorso in Cassazione. - di ROBERTO
LEONE
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