La ciliegina sulla torta3 gennaio 2010
C'era da immaginarlo.
L'informazione sfugge al controllo sul web.
Se non condizioni il consenso lo perderai e qualcuno verrà a processarti per le tue malefatte.
Sono dei ladri che ti rubano ogni giorno di piu', i soldi, la vita, il futuro.
Il futuro di chi oggi cresce e non respirerà mai l'aria che fù la nostra.
Non possono lasciare qualcuno che ogni giorno lo ricordi ai cittadini.
Non possono correre il rischio del risveglio.
Si parte da una motivazione piu' che giusta:
l'apologia o istigazione a delinquere, per finire ad abbracciare il resto.
E' chiaro che che vi é la duplice funzione di un'iniziativa del genere: scoraggiare le voci libere e creare i presupposti per la svolta poliziesca.
Il Programma Due di Licio Gelli si compie.(visitate il notevole sito)
Io, prima di darmi fuoco, avrei altro da fare.
Marco
La censura diventa legge: approvato l'emendamento del senatore D'Alia.
Internet verrà represso
I 'providers' dovranno bloccarli
20 gennaio 2010
il Senato ha approvato il
cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d.l. 733) e, tra gli altri, un emendamento del
senatore Gianpiero D’Alia (Udc) identificato dall’articolo 50-bis: ”Repressione
di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”.
Il testo diventerà l’articolo numeo 60. Il senatore Gianpiero D’Alia (Udc) non
fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità
del disegno liberticida della Casta. In pratica, in base a questo emendamento,
se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a
criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i 'providers' dovranno bloccare
il blog.
Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche
all’estero; il Ministro dell’Interno, in seguito a comunicazione dell’autorità
giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l’interruzione della
attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet
di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore;
la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione
amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000. Per i blogger è invece
previsto il carcere da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e
per
l’apologia di reato, oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni per
l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra
le classi sociali.
Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da
tutti.......
i link scomodi per la Casta. In pratica il potere si sta dotando delle
armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, YouTube e 'tutti i blog', che
al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o
censurata. Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo dove una 'media
company' ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.
Il nome di questa 'media company', guarda caso, è Mediaset.
Quindi il Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che, del
tutto incidentalmente, vede coinvolta un’impresa del Presidente del Consiglio in
un conflitto giudiziario e d’interessi. Dopo la proposta di legge Cassinelli e
l’istituzione di una Commissione contro la pirateria digitale e multimediale,
che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge
su questa materia, questo emendamento al 'pacchetto sicurezza' di fatto rende
esplicito il progetto del Governo di 'normalizzare' con leggi di repressione
Internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che
non riescono più a dominare.
Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni
spesa. Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad Internet, in Italia
il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla
Birmania. Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono
stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico.
Occorre dare la massima diffusione a questa notizia per cercare di svegliare
le coscienze addormentate degli Italiani, perché dove non c’è libera
informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema
puramente dialettico. (da www.disinformazione.it)re i siti
disobbedienti. Pena fino a 5 anni di reclusione: il Governo Berlusconi come la
Cina e la Birmania. Intanto Mediaset chiede un risarcimento di 500milioni a
Youtube
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