18 febbraio 2010 Un'altra incredibile iniziativa del sindaco Scullino contro la Parrocchia di Sant'Agostino.
Un centro di attività culturali nel quale io da piccolino studiai il catechismo.
L'obbiettivo: demolire le opere recenti per ridare all'antico chiostro lo splendore di un tempo.
Nobilissimo intento!
Peccato che le opere per le quali é prevista la demolizione siano solo quelle di proprietà della Chiesa e di utilità collettiva.
Le altre, private, non si toccano!
In queste poche righe che ho inviato a Il Secolo XIX online, si racchiude tutta la dimensione dell'Uomo e del politico Scullino: Nel lato di via Cavour non toccato dal ripristino vi sono gli uffici
operativi del Signor Maccario Gianfranco. Noto imprenditore
proprietario della catena di bottiglierie Eurodrink e dell'Agenzia di
viaggi Montecarlo, li' alloggiata.
Questo imprenditore ed il Sindaco Scullino sono imparentati attraverso le mogli, cugine.
Io
troverei corretto ed ammirevole da parte del sindaco di affrontare un
ripristino che tocchi i beni della Chiesa e quelli del cugino.
Diversamente, mi pare una iniziativa inutile, dannosa, riprovevole.
Cari saluti
Marco
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Fedeli mobilitati a Ventimiglia e
pronti ad invadere, pacificamente s'intende, la sala del consiglio
comunale per salvare alcuni locali della parrocchia: punto di ritrovo
per bimbi e ragazzi. Il motivo? La decisione del Comune di
ristrutturare, demolendo alcuni locali della Curia, l'antico Chiostro
di Sant'Agostino.
Dopo
l'ingiunzione di demolizione del salone parrocchiale, in quella che si
prefigura come una
moderna contesa tra Peppone e Don Camillo, alla
parrocchia di Sant'Agostino di Ventimiglia ora sono infatti arrivati
gli espropri veri e propri delle aree. Preludio alla distruzione vera e
propria dei locali.
L'obiettivo del sindaco Scullino , su input
della Soprintendenza e della Regione Liguria, come detto è quello di
ristrutturare il bellissimo chiostro quattrocentesco adiacente alla
chiesa. Ma per farlo occorre appunto demolire la sala - ben più moderna
- della parrocchia: usata dal parroco Don Daniele per il catechismo dei
bambini e come punto di ritrovo. E al posto della quale i progettisti
incaricati hanno suggerito di realizzare due piani seminterrati: che a
giudizio dei tecnici consultati da Don Daniele, tra i quali l'ingegner
Fausto Ponziani, rischierebbero però di compromettere il chiostro
stesso.
Ed è per questo che, dopo un iniziale
malumore diffuso e palpabile, presso i fedeli è scattata ora una vera e
propria rivolta. Anche in questo caso, pare di capire, più che il fine
dell'iniziativa, a ferire sembra essere stato il metodo adottato
dall'amministrazione comunale, dove non sempre si brilla per
diplomazia: «Così come è stato pensato il progetto non ha senso. Se
davvero vogliono ristrutturare il chiostro allora lo trasformino in
un'oasi di silenzio e pace, senza spazi espositivi e commerciali»,
taglia corto il parroco.
A spingere i parrocchiani alla
mobilitazione, in questo inedito scontro tra Comune e parrocchia, è un
appuntamento imminente. Il prossimo 19 gennaio, in sala consigliare,
approderà infatti il progetto di ristrutturazione del chiostro. Che ha
avuto la benedizione di Soprintendenza e Regione e anche un primo
finanziamento di 100 mila euro per la progettazione. I fondi per la
ristrutturazione arriveranno in gran parte sempre dalla Regione, che si
è impegnata a stanziare ben 1 milione e 300 mila euro. Ed è forse
proprio sulla base di questo positivo investimento che il Comune ha
spinto il freno sull'acceleratore senza tentare una vera mediazione.
Da
qui la decisione dei fedeli di intervenire con una serie di iniziative.
Un volantino è comparso anche sulla porta della Chiesa di
Sant'Agostino, parrocchia del centro di Ventimiglia. Altri analoghi
sono stati consegnati a tutti i consiglieri comunali. Mentre un vero e
proprio appello è poi stato rivolto direttamente ai parrocchiani:
affinché partecipino al consiglio comunale del prossimo 19 gennaio.
«Amministratori
del Comune di Ventimiglia -- si legge nel volantino -- recuperate il
buon senso e le virtù del buon padre di famiglia. Non si spende oltre
un milione di euro con lo scopo dichiarato di restituire alla
collettività la storica area di preghiera del chiostro del convento
agostiniano mentre nella realtà il progetto ne danneggia l'estetica e
ne snatura l'uso. Peraltro il recupero riguarderebbe solo una striscia
marginale, lato monte, dell'originario chiostro. Mentre resterebbe
l'ingombro dei fabbricati lato via Cavour che verrebbero schermati con
un'imponente paratia. La prevista sostituzione dei locali ad un solo
piano, oggi presenti nel chiostro, con due blocchi di locali interrati,
oltre che alterare l'aspetto originario del chiostro, comporterebbero
l'uso del blocco di levante per attività espositive commerciali
contrarie al proposito di recupero ambientale».