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Il punto di Claudio Porchia. Fiori appassiti e sindacati inclassificabili.Nel 1976 ho iniziato a frequentare la scuola professionale di floricoltura di Sanremo.
I discorsi che si facevano allora per valorizzare la nostra produzione floricola erano gli stessi che si sentono raccontare ora.
In questi decenni, i Signori del sindacato e dei vari carrozzoni satelliti, si sono garantiti una vita agiata sul lavoro di una categoria sbeffeggiata a profusione.
Miliardi di lire e milioni di euro in marchi, studi, viaggi, simposi, ricerche, gemellaggi, certificazioni, strade dei colori , del vino, dei sapori, dell'olio; del dop, del doc, del docg,.................................
Ma è forse mai entarto nel mio negozio un solo cliente, frutto di queste costose operazioni di marketing?
Notare che i fenomeni che giravano, allora sono gli stessi di oggi.
Fiorenzo Gimelli,Gian Carlo Cassini, il Dario Biamonti prestato all'azzardo ecc, ecc.
Non sarebbe ora di ringraziarli per l'opera svolta e rottamarli?
Il punto di Claudio Porchia
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| Il Punto di Claudio: Festival & fiori: vince la noia |
Et voilà! Un colpo di mouse e con una lettera al Commissario Straordinario di Sanremo, anche l'Assessore regionale all'Agricoltura scende in campo nella polemica contro la Rai sulla presenza dei fiori al festival.
La testata, che mi ospita, titola la notizia in modo da attirare l'attenzione anche del lettore più distratto. "Festival senza fiori: interviene ancora l'Assessore Cassini". Attira soprattutto per l'avverbio usato che sta ad indicare "nuovamente, continuamente, daccapo, dapprincipio, di nuovo, un'altra volta".
Leggo la notizia e scopro che l'Assessore ha seguito in televisione tutte le 5 serate del festival (eroico!)
e rilevo anche che ha impiegato 14 giorni dall'inizio e 9 dalla fine
del festival per accorgersi che sul palco non c'erano i fiori (meglio
tardi che mai). Proseguo la lettura e leggo con meraviglia la
floricoltura rappresenta "la maggior risorsa economica e sociale del
Ponente Ligure" (forse un pochino esagerato); che c'è un legame stretto fra la crisi del settore e la mancata "valorizzazione" dei fiori in occasione del festival (piccola bugia);
che la regione ha cofinanziato una importante rassegna annuale del
comparto floricolo organizzata dall'UCFLOR, denominata il "Festival dei
fiori" (iperbolico) e rimango, alla fine, colpito dalla proposta: un invito al Commissario a organizzare una crociata contro la Rai (che delusione!).
Se un assessore espressione del territorio, con competenze e conoscenze
indiscusse e di grande esperienza si infila in una polemica di così
basso profilo, forse per la floricoltura è difficile vedere immediate e
concrete speranze di riscatto. Le polemiche festivaliere aumentano
sicuramente i telespettatori, ma, purtroppo, non fanno vendere uno
stelo in più. Durante il festival e mentre infuriava la polemica con la
Rai per la mancanza dei fiori sul palco, ho ascoltato un floricoltore
che in piazza Colombo cercava di convincere un gruppo di persone che il
problema del settore era un altro e consisteva nella mancanza di
ricambio del gruppo dirigente: "da sempre governano le stesse persone, che dopo aver portato al baratro la floricoltura ora si candidano al suo rilancio".
In sostanza i floricoltori sanremesi si comporterebbero con la stessa
imprudenza del pastore, che nella favola di Fedro affida la custodia
delle pecore al lupo. Occorre riconoscere che l'autocritica è un'arma
difficile da utilizzare proprio perché ci obbliga a metterci in gioco e
a riconoscere le nostre debolezze e i nostri difetti ed è più facile
vedere gli errori altrui che riconoscere i propri. Questo vale per
tutti. Ed è forse questo il motivo per cui anche sotto le grandi volte
del mercato dei fiori si preferiscono le lodi degli sciocchi, che in
realtà ci dovrebbero insinuare il dubbio di aver commesso un errore.
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Claudio Porchia |
Mercoledì 04 Marzo 2009 ore 09:51 |
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