Caro Presidente Pertini..........
7 marzo 2010
Gianpiero Ricolfi ci invia questo contributo
Caro presidente Pertini amico della gente la tua nobile figura ci manca tanto tanto
Uno dei compiti del Presidente della Repubblica è quello di effettuare un esame obiettivo della rispondenza o meno di un provvedimento legislativo di urgenza alle condizioni specifiche prescritte dalla Costituzione e ai principi da essa sanciti, e quindi decidere se sottoscrivere o meno tale provvedimento.
Non sta al Presidente della Repubblica quindi entrare in merito sul contenuto dello stesso per qualsivoglia altro aspetto, per quanto esso possa essere discutibile.
Se Giorgio Napolitano si fosse quindi limitato a firmare il decreto interpretativo senza altri commenti, le uniche critiche sollevabili sarebbero state sulla valutazione in oggetto, ovvero sull'effettiva costituzionalità o meno del decreto in questione, materia sicuramente molto tecnica e non alla portata di tutti.
Tuttavia il Presidente della Repubblica non si è limitato solo a far questo e, di fronte alle tante critiche che gli sono piovute addosso da politici e comuni cittadini, ha sentito il dovere di.....
dare delle spiegazioni, pubblicando sul sito del Quirinale una
lettera che spiegasse le ragioni della sua scelta. Un grave errore sul
piano istituzionale, che lo espone ancor più a critiche, dato che a
questo punto ogni cittadino ha il diritto di commentare quanto da lui
scritto e di evidenziare eventuali punti deboli del suo ragionamento.
In particolare, scrive il Presidente della Repubblica, «non era
sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione
italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito
politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista
contestati dall'ufficio competente costituito presso la corte d'appello
di Milano».
Di fronte a questa affermazione, sorge spontanea una domanda che giro a
questo punto allo stesso Presidente al quale ho doverosamente segnalato
il presente articolo: ma se a incorrere in questo errore, invece che il
candidato presidente e la lista del maggior partito politico di
governo, fosse stato un qualsivoglia altro candidato, magari di una
lista minore, e una lista assolutamente secondaria, di minoranza,
avrebbe firmato lo stesso?
Certo, in tal caso nessun giornale avrebbe dedicato alla vicenda più di
un trafiletto, sicuramente il Governo si sarebbe guardato bene dal
riunisi d'urgenza per presentare il cosiddetto decreto interpretativo
e, di conseguenza, probabilmente Lei, Presidente Napolitano, non si
sarebbe trovato di fronte alla difficile incombenza di decidere se
firmare o meno un provvedimento del genere.
Ma se fosse comunque successo, Lei avrebbe lo stesso firmato?
Lo chiedo perché le sue parole non parlano di diritti e principi
generali, a tutti sempre e comunque applicabili, ma evidenziano il
fatto che tutto ciò sia successo a uno dei partiti maggiori,
addirittura a quello che al momento ha in Parlamento la maggioranza, il
che fa pensare che se fosse accaduto tutto questo all'anonimo Mario
Rossi invece che alla Polverini e a Formigoni, la sua scelta avrebbe
potuto essere diversa.
Caro Presidente, a noi comuni cittadini lo Stato non perdona nulla.
Se sbagliamo una riga sul 730, anche in buona fede, ci ritroviamo a
pagare multe e interessi, quando chi ha evaso le tasse può
tranquillamente riportare i proventi in Italia pagando un ridicolo 5%.
Se ci troviamo a chiedere giustizia in un tribunale, la otteniamo, se
siamo fortunati, dopo anni di sacrifici e di spese legali, ma spesso
chi è dall'altra parte di soldi ne ha di più, si può permetere avvocati
migliori e così finiamo anche per rimetterci e perdere la causa.
Eppure chi ha ucciso, ferito, rubato e rapinato, può trovarsi fuori di
galera dopo solo due o tre anni grazie ad amnistie e indulti vari ormai
diventati una pratica ricorrente per “risolvere” la crisi carceraria.
Non parliamo poi dei condoni e delle depenalizzazioni che hanno
caratterizzato la cronaca politica italiana negli ultimi anni.
A noi, caro Presidente, una firma sbagliata può costare molto cara e
nessuno si sogna certo di emettere un decreto interpretativocaso mai dovesse succedere. Ma si dice che la legge sia uguale per tutti.
Probabilmente è vero. La legge è la stessa per tutti, anche quella che afferma che ciò che non vale per noi, per altri vale.
Perché il problema, caro Presidente, è che è la stessa legge ormai a
stabilire l'ingiustizia e la discriminazione, come ha fatto per decenni
l'articolo 155 del codice civile in materia di separazioni e affido dei
minori e come, purtroppo, continuano a fare tuttora molti giudici
nonostante la nuova legge sull'affido condiviso, non da tutti
applicata.
La prossima volta, caro Presidente, si limiti a firmare il decreto e
lasci da parte lettere e giustificazioni.
Non ci farà sicuramente una migliore figura ma almeno, per poterla
criticare, bisognerà quantomeno essere esperti di diritto
costituzionale.
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