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Anno 2003: la Banda Bassotti di Claudio Scajola. Spunta un'altro Gianni Giuliano

30 giugno 2009
Leggete la cronaca di questo gruppo di potere che cade sempre in piedi.
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Repubblica - 14 giugno 2003   pagina 12   sezione: CRONACA

SANREMO - Si chiamava, raccontano le cronache del 1956, Severino Dabbene (un cognome d' altri tempi) e, in quella quinta edizione del Festival della Canzone, i carabinieri gli misero addirittura le manette ai polsi. Sua grave colpa, quella di aver fatto irruzione nella seconda serata della gara canora, per lanciare volantini tra il pubblico del salone delle feste, al Casinò: sosteneva che avevano truccato il concorso ed escluso la sua «bellissima canzone». Chissà adesso se Angelo Esposito, il manager dell' Accademia della Canzone finito in cella ieri mattina, si ricorda di aver mai sentito parlare del povero Dabbene e, soprattutto, di quel candore e di quel cognome. E chissà se ne hanno mai ....... ascoltato la storia quella trentina di signore, un po' anziane e tanto sole, che alle 17 di un caldissimo venerdì di giugno affollano il seminterrato del Casinò, dove si affastellano slot machine e illusioni. E dove persino il ristorante "Biribissi", sponsorizzato da Vissani, è finito sul tavolo di un pm; dove 12 inchieste, compresa quella clamorosa esplosa in queste ore con gli arresti, assediano la grande casa da gioco e la sua "dependance politica", il Palazzo Bellevue che ha un' architettura e un nome degni di un operetta. Lì ora siedono un sindaco, Giovenale Bottini («Sono medico e mi piace ancora far marchette in clinica», spiega sempre con il suo linguaggio colorito e dall' alto di una rielezione col 72 per cento dei voti), e un assessore, l' onnipotente e "televisivo" Antonio Bissolotti, che sono entrambi indagati ed entrambi di Forza Italia: della corrente dell' ex ministro Claudio Scajola, che qui domina da Savona fino ai Balzi Rossi. A Sanremo, Italia: dove tutte le cose belle, il mare, il sole, l' amore e le canzoni, significano sempre soldi, soldi e soltanto soldi. Nel 1961, è ancora storia festivaliera, il principe De Curtis fu chiamato nella giuria che doveva scegliere le canzoni finaliste, ma se ne andò sbattendo la porta e con una lettera degna del miglior Totò: «Perbacco, non sono mica un pagliaccio!». Il primo grande nome in uno scandalo fatto di presunti plagi, pubbliche denunce, vittorie truccate, processi in tribunale, ma di poche sentenze e di nessuna verità: passando per Claudio Villa, Adriano Celentano, Riccardo Fogli e Ornella Vanoni. E dove tre giorni or sono, con molta preveggenza, proprio Scajola ha convocato una riunione segreta con tutti i suoi, Bottini e Bissolotti compresi: «Se l' inchiesta va avanti, bisogna pensare a un candidato per le elezioni anticipate~». Un nome? Dicono ci sia già: Gianni Giuliano, attuale presidente della Provincia d' Imperia, anche lui "azzurro" e anche lui di Scajola. Vorrebbe andare in Parlamento, ma pare sia pronto al sacrificio, «a meno che~». A meno che qualcuno non si ricordi di quegli 800 milioni di vecchie lire pagate alla Corte dei Conti: «Già, per la vecchia storia della mafia dentro il Casinò». Correva l' anno 1983 e la magistratura italiana scoprì che i clan di Cosa Nostra, tra la Sicilia, gli Stati Uniti e la Costa Azzurra, avevano deciso di spartirsi le case da gioco italiane. Sanremo, a sentire i giudici, doveva toccare al catanese Nitto Santapaola, ma saltarono fuori anche storie di tangenti e di miliardi spartiti tra i signorotti della politica locale. In galera il sindaco Osvaldo Vento, democristiano, e spazzata via l' intera giunta, compreso quel Giuliano che oggi, riabilitato, dicono sia il candidato di "prontointervento" per Scajola. Vent' anni or sono l' inchiesta era in mano a un giovane pubblico ministero, Mariano Gagliano, che adesso è il procuratore capo di cinque sostituti, tra i quali Antonella Politi, la giovane magistrata che ha ordinato l' arresto di Esposito. Parla un po' da giudice e un po' da sociologo, il procuratore, ma mette sul tavolo tutta la "storia criminale" di Sanremo. «Una storia ciclica, che si ripete spesso. Qui c' è tutto: la frontiera, il contrabbando, la droga, l' emigrazione clandestina, il casinò, il festival della canzone. Ogni cosa da sola sarebbe buona, tutte assieme fanno Sanremo e il suo milieu criminale». E poi i soldi, tutti quelli che il grande affare "mare-fiori-gioco-canzone" mette assieme. «E il denaro - spiega ancora Gagliano - qui circola a una velocità superiore. E quando i soldi girano veloci accetti qualsiasi modo per farli. E tutti quelli che vogliono farli con facilità vengono a finire qui~». Soldi, come i quasi 100 milioni di euro che il Casinò assicura ogni anno agli enti locali (l' 80 per cento al Comune, il resto alla Provincia), come gli altri 15 milioni della convenzione con la Rai per il Festival, come quelle 12mila presenze di cantanti, manager e parenti per l' Accademia della Canzone, per un' intera settimana in città, tra alberghi e ristoranti: un giro di almeno 3 milioni di euro. E i fiori, e la stagione estiva, e poi i traffici illeciti della droga, nella città dove, 29 anni or sono, ci fu il primo morto per overdose. Corrono queste storie e questi scenari della Sanremo "malsana", tra le chiacchiere del passeggio serale in piazza Colombo dopo quegli arresti annunciati dai tg ma attesi da quasi un anno. E, seduto al tavolino di un bar, scuote il capo l' avvocato Marco Andracco, già primo contribuente di Sanremo e che ora guida l' opposizione in Comune dai banchi dei Ds. Ha messo su un sito con un blog per raccontare le storie adesso in mano al pm. E da ieri mattina alle nove, dopo la prima notizia del televideo, dovrebbe essere felice, ma invece no. «Visto - spiega, asciugandosi il sudore - Scajola aveva già capito tutto e sta già cercando il futuro sindaco. Qui a Sanremo, dopo ogni scandalo, la giunta di centrodestra si rigenera con un altro centrodestra». - DAL NOSTRO INVIATO ETTORE BOFFANO