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A come Aquila24 febbraio 2010
A come Aquila, come Abruzzo.
Le case nuove realizzate a l'Aquila sono state molte e di buona qualità.
Purtroppo, parecchie sono a 20/30 chilometri dall'Aquila.
Si é generata una diaspora di difficile ricomposizione.
Molte case del centro storico non rivedranno piu' i soliti volti.
Le voci amiche non risuoneranno.
Molte case del centro saranno sul mercato per mercanti dalle tasche gonfie.
A molti mesi dal sisma non si é pensato alla cosa piu' importante, fare del sisma dell'Aquila il motore dell'economia e della rinascita aquilana.
Un mostro che ti ha attaccato tra le tue mura.
Tra le tue mura avresti potuto e voluto piegare.
I falegnami aquilani non fan finestre.
I muratori aquilani non fanno case né, le riparano.
I trasportatori aquilani non portano via le macerie.
Il solito copione già visto:grandi lotti affidati a ditte di fuori.
Con ritardi inspiegabili si metterà mano , infine, al centro.
Con procedure d'urgenza che suoneranno come una beffa.
Un telo impermeabile oltre al quale non ti é dato di vedere.
Come un divieto d'accesso.
Un tabu'.
Agli aquilani non gli si offre l'opportunità di essere parte attiva in quell'opera di ricostruzione che oggi li dovrebbe impegnare allo spasimo. Uomini e donne.
Domani, costrituirne l'orgoglio.
Una violenza che va ben oltre al sisma per la cultura attiva, cosi' mortificata, di un abruzzese.
Con la natura fai pace. Essa ti ha generato e le sue regole sono chiare per tutti.Le stesse da sempre.
All'essere profugo inerme in quegli spazi che ti vedevano protagonista, non ti rassegni.
Non puoi trovar pace.
Il percorso che porta un attivo e divenire assistito non é senza ritorno, ma di difficile compimento.
Per ogni uomo che perde, pur nella povertà, quella dignità che é propria di chi sà provvedere a se stesso, un po' di quel capitale , patrimonio prezioso di una collettività , sarà perduto per sempre.
Marco
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