Biomasse : un ritorno alle origini !
Ventimiglia 2 agosto 2008
Guardate che sito notevole che hanno fatto gli
Amici di Pieve di Teco a proposito della Centrale a Biomasse in
costruzione.
( foto sotto: attiviste beverasche in azione!)
Il Sig. Napoli Alberto ha raccolto le vicende che riguardano la storia della centrale e la distorsione di mercato causata dalla negoziazione dei certificati verdi in modo molto interessante ( leggi l'articolo )
A Ventimiglia, per realizzare la Centrale di
Bevera, non hanno chiesto fondi pubblici .
Comunque, le "perplessità" che colgono chi
esamina attentamente la pratica autorizzativa, ottenuta in Conferenza dei
Servizi, sono quasi identiche.
Per alcuni cose, leggendo il dossier presentato dai
Carminati,all'atto della richiesta di autorizzazione, viene da
chiedersi se i membri della Conf. dei Serv. abbiano letto la pratica o si siano semplicemente limitati a firmarla!
A tempo debito, pubblichero' il risultato del
nostro studio.
Questa una lista 'datata' degli impianti a biomasse esistenti in Italia.
Se qualcuno me ne invia una aggiornata..........fa' un grosso piacere a me', ed a tutti quelli interessati a saperne di piu' su questa "fumosa" vicenda dove ci raccontano di tutto ed il contrario di tutto!
Una cosa che vorrei trovare è , una tabella con gli inquinanti rilasciati dalla combustione delle singole biomasse es: castagno , abete, faggio, pioppo, leccio etc.
Da quel che ho potuto capire,inoltre, la quantità di inquinanti rilasciati dalle singole essenze forestali, varia a seconda delle temperature e delle tecniche di combustione usate.
Anche a riguardo sarebbe importante che io avessi i risultati di approfondite ricerche e, attraverso le pagine di questo sito, renderle disponibili a tutti.
Chi mi invia del materiale, dovrebbe indicare se ha piacere o meno che io ne indichi le Sue generalità.
Questo articolo tratto da il venerdi' di Repubblica parla di Biomasse Giuste e di Biomasse Deviate.
Da allora, sono passati quattro anni e......gli impianti che vengono presentati, come quello di Poirino (AT)
dagli stessi Signori di Bevera di Ventimiglia......Tebaldi la Mente & Pastorino il Boscaiolo si moltiplicano!
Nella relazione della Ditta, si evince che Poirino, come Airasca (TO) sono in mezzo ad una foresta impenetrabile dalle biomasse infinite.
Andate a cercare su Google Earth..........e rendetevi conto della realtà.........tutti seminativi!
Come mai in Regione, sia in Piemonte che in Liguria , anzichè' ridergli in faccia, gli danno credito?
La bolletta, c'è chi la sega con la
legna
Articoli /
AMBIENTE
Pubblicato il 02 Lug 2004 - 11:21
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Succede in Alto Adige. Dove si produce
energia a basso costo mantenendo puliti i boschi. Ma il business delle biomasse
(combustibili vegetali) può essere anche molto più fumoso...
[Di
Stefania Aloia - tratto da il Venerdì di Repubblica del 4 giugno
2004]
[1]
I camion carichi di legno provenienti dai
paesi dell'Est attraversano la Val Pusteria senza fermarsi: la loro destinazione
è in Veneto, dove li attende una centrale che brucia legna per produrre energia
elettrica. Eppure anche qui, in provincia di Bolzano, ci sono impianti che
generano elettricità con lo stesso sistema. «Ma noi abbiamo deciso di
privilegiare il legname che ci vendono i nostri contadini», dice Pietro-Paulo
Stienwandter, direttore della centrale di Dobbiaco. «Certo, il legno slovacco
farebbe comodo anche a noi: costa il 20 per cento in meno del nostro.
La
centrale di Dobbiaco, come le altre centrati della Val Pusteria, si ispira a un
modello new global: il legname che diventa carburante va trovato sul posto e
l'energia prodotta deve essere restituita all'ambiente circostante. Ecco per-ché
l'impianto brucia soprattutto gli scarti di lavorazione delle segherie della
zona, incoraggia la pulizia dei boschi pagando le ramaglie che i contadini
raccolgono il 75 per cento in più del prezzo di mercato. Per poi rivendere agli
abi
tanti del posto il calore prodotto in eccesso dalla centrale. E così, a
Dobbiaco i costi per riscaldare l'acqua e le case sono diminuiti almeno del
dieci per cento.
L'impianto, tra i più grandi dell'Alto Adige, con una
potenza di 18 megawatt e ben integrato nel paesaggio grazie a una struttura
quasi invisibile, per metà interrata e rivestita di vetro e larice, ha iniziato
a erogare energia nel novembre del '95 e da allora il prezzo per l'utente è
rimasto invariato. L'anno scorso l'impianto è stato potenziato con un"altra
caldaia per la produzione di elettricità : 1500 kilowatt all'ora, ceduti al
migliore offerente. Se poi dovesse andare in porto la trattativa in corso in
questi giorni, la centrale i a biomasse potrebbe confluire nella Ew, l'azienda
elettrica di Dobbiaco. E allora ai consumatori, oltre al calore, verrebbe
venduta direttamente anche l'elettricità . Non solo. Hans Peter Fucks, il
presidente della cooperativa che gestisce l'impianto, vuole farne uno spazio
didattico: «Nel 2005, con l'appoggio del ministero dell'Ambiente, inaugureremo
un percorso guidato alla scoperta delle biomasse». Intanto si cominciano a
stilare i primi bilanci.
«Con questo tipo di combustibile copriamo ormai
il 15 per cento del fabbisogno di energia dell'Alto Adige, se si esclude il
settore dei trasporti», dice Norbert Lantschner, responsabile dell'Ufficio aria
e rumore della Provincia di Bolzano. «E puntiamo ad arrivare al 30 per cento
entro il 2015».
Risultati e obiettivi Incoraggianti, che dovrebbero
spingere a investire sulle biomasse come fonte di energia alternativa. Il
problema è che il modello altoatesino, con la sua integrazione tra produttori di
energia, agricoltori e falegnamerie, sembra essere una felice eccezione. Basta
spostarsi appena 100 chilometri più a sud, nel Cadore, per trovare una
situazione assai meno idilliaca. Qui, infatti, i proprietari delle centrali a
biomasse (combustibile di origine vegetale), preferiscono importare il legno
dall'estero. A Ospitale, in provincia di Belluno, c'è per esempio uno degli
impianti dove i camion provenienti dall'Est svuotano il loro carico: la centrale
della Sicet di proprietà della famiglia Vascellari. Costruita nel '98, ha una
potenza elettrica di 17,5 megawatt (ma può arrivare fino a 20) e manda in fumo
25 tonnellate di legno all'ora, quasi cinquemila ogni settimana. In realtà ,
anche nel caso della Sicet il progetto originario prevedeva che i rifornimenti
arrivassero dalle zone circostanti; prodotto dell'attività di manutenzione dei
boschi e scarti di lavorazione primaria del legno non trattato, proprio come
succede a Dobbiaco. Peccato che non si sia tenuto conto della crescente
concorrenza di impianti analoghi (solo nel vicino Alto Adige se contano una
trentina) e soprattutto della scarsa attitudine dei contadini del posto a
effettuare il taglio conservativo dei boschi. «Ormai un'attività troppo onerosa
e faticosa in una zona che ha abbandonato l'agricoltura montana per dedicarsi
all'industria», spiega Valentino Vascellari, amministratore delegato della
Sicet. «La Regione Veneto aveva perfino tentato di incentivare questa pratica
agricola finanziando una legge per la pulizia dei boschi. Ma non ha
funzionato».
Sta di fatto che una volta costruita la centrale ci si è
accorti che il territorio non offriva abbastanza biomasse per alimentarla. A
allora? Semplice, si è deciso di comprare il legno altrove, in altre province,
in altre regioni e, appunto, in altri Stati, specie in quelli che dispongono di
grandi foreste e di un'economia in difficoltà . «Il prezzo praticamente lo
facciamo noi», ammettono alla Sicet. Ma è ammissibile che una centrale che usa
fonti rinnovabili, e che per questo può vendere energia elettrica all'Enel a 360
lire al kilowattora, il doppio del prezzo di mercato, faccia viaggiare su camion
le sue biomasse per migliata di chilometri, con relativa immissione di CO2
nell'atmosfera? «Molti hanno visto nelle biomasse un business e ci si sono
tuffati», risponde Stefano Ciafani di Legambiente. «Ci sono continue richieste
per nuovi impianti, ma le biomasse in Italia non sono molte. Bisognerebbe tenere
il conto di quelle disponibili prima di concedere altre autorizzazioni». E i
cittadini? Quelli di Ospitale sono delusi. «Ci era stato promesso che il
vapore emesso dall'impianto sarebbe servito a scaldare serre per la coltivazione
di piante», ricorda Antonio Romanin, che, insieme ad altri, aveva dato vita a
un comitato anticentrale. «Ma il vapore continua a di- sperdersi nell'aria e la
nostra bolletta della luce è sempre la stessa».
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Grazie e........... a presto Marco Ballestra
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